“Per Elisa” di Magda Szabó: autobiografia di un’anomalia

“Non so quanto vivrò, ma finché sono ancora viva devo imparare com’è quando mi abbraccia colui presso il quale ho dimenticato la mia anima.”

Titolo: Per Elisa

Autore: Magda Szabó

Editore: Anfora

Curatore: Mónika Szilágyi

Traduttore: Vera Gheno

Pagine: 456

“Ero anomala quanto l’anomalia stessa.”

Prima di scrivere un mio pensiero su questo libro ho dovuto riflettere, ho dovuto soffrire la fine e il distacco di un’opera che è riuscita ad entrarmi dentro in maniera indelebile. Perché “Per Elisa” non è semplicemente una storia, un libro, “Per Elisa” è una vera e propria opera d’arte, è un quadro di inestimabile valore, una sonata infinita che ti entra dentro e non lascia più le tue membra. Ti plasma come essere e come lettore, e per me è questo l’effetto che deve fare la vera Letteratura.

Ho subito un lutto con la fine di questa opera, ho sentito dentro me come se avessi perso un’amica, ho sentito un dolore nell’animo nel sapere che Magdolna non c’è più, che non avrei saputo come avrebbe mai potuto continuare a scrivere un secondo libro su questo immenso progetto, ma questo primo libro è qualcosa di inestimabile che andrebbe riletto costantemente, perché ogni frase è pregna di vita, di Magda, di essenza e di passione, ogni frase è pura arte, ti senti pieno e sazio solo leggendo poche parole vergate dalla penna di questa immensa autrice..

Appunto, questa opera trasuda sé stessa, trasuda Magda, la sua essenza, la sua vita, la sua penna, il suo amore, la sua sofferenza, la sua immane e infinita conoscenza, un sapere che le è stato tramandato e infuso già dalla nascita dai suoi genitori.

Parla di sé, di ciò che è stata, di ciò che non sarà più, ci parla di ciò che forse non è mai stato.

Magda Szabó aveva già 85 anni quando scrisse questa sua ultima opera autobiografica, che come accennavo prima, nel suo progetto prevedeva diversi volumi. La realizzazione di questa opera fu possibile solo dopo anni di silenzio imposto dal governo socialista, perché era assolutamente tabù parlare degli aspetti sia politici che psicologici provocati da un Ungheria “mutilata”.
In “Per Elisa” percorre l’arco temporale che va dalla sua nascita, il 1917 all’esame di maturità, il 1935, questo libro è il suo modo per parlare del suo paese, per troppo tempo taciuto, di sé stessa e del silenzio che troppo tempo le è stato imposto.

Ma come si può ridurre questo libro ad una semplice trama quando l’essenza del libro è la vita stessa?

Magda Szabò nasce nel 1917, in un’Ungheria ancora devastata dalla Prima Guerra Mondiale, nasce da due genitori che la crescono come il dono e il bene più prezioso che sia mai stato donato ad anima viva. Magda mostra già propensioni prodigiose in tenera età, crescerà con l’amore immenso per l’epica e tutti i miti greci, grazie alla madre e il padre che la sera, prima di darle la buonanotte, le intessevano storie per donare forme ai suoi sogni.

Ed è proprio alla madre, per la sua fantasia prodigiosa, per il suo dono di narrare storie e crearle dal nulla, che Magda è riconoscente per la sua scrittura, per la sua penna, per il suo futuro, è solo a lei che deve tutto ciò che è diventata, senza quell’amore e quelle storie lei non sarebbe mai riuscita ad essere ciò che è stata, una scrittrice immensa , e ammette che la vera tessitrice di trame era proprio la sua adorata madre. Il loro rapporto, fin dalle prima pagine, mi ha commossa ed emozionata, si percepisce con vividezza questo amore filiale e materno che solo tra madre e figlia si può provare.

“Quando parlo di mia madre, mi commuovo e mi intristisco sempre, perché tutto ciò che io so e che ho realizzato nella mia vita l’ho ereditato dal suo talento e doveva essere lei ad avere tutto quello che la vita ha donato a me. (…) Mia madre raccontò storie fino alla sua morte: una madre non può donare al proprio figlio eredità più grande della capacità di raccontare storie quale io ho ereditato da lei.”

Ed anche il rapporto con il padre, quel padre che le insegnerà il latino, che lei pretende di parlare già alla tenera età di 3 anni anche in presenza di estranei, una bambina ribelle, impetuosa, prodigiosa, affamata di sapere, conoscenza, indomabile.

A 3 anni rimodellava a modo suo i miti e le storie narrate nei libri sacri, per adattarle meglio ad un destino che non voleva si abbattesse sui personaggi da lei amati, creando per loro realtà migliori di quelle che sarebbero spettare alle loro fine funeste.

Ma questo libro non parla solo della vita di una ragazza e della sua famiglia, parla dell’intera Ungheria, è un romanzo storico, sulla devastazione di un popolo. Ma la vera protagonista di questo libro è Cili.

Cili è la sorella adorata, la sorella devota, la sua anima complementare, la parte mancante di sé stessa, Cili è la ragazza con gli “occhi del colore del fiore sulle sponde dei fossati” senza di lei mai più nulla sarà come prima. È come Magda dirà, mai più si riprenderà dalla sua perdita.

“Cili divenne una delle quattro colonne portanti della mia vita: se Cili non ci fosse stata, io non avrei vissuto ciò per cui fui eletta dal destino.”

Cili non è la sorella naturale di Magda, è “Un’orfana del Trianon”, fuggita da Zenta, con i genitori, in seguito al trattato di pace che privava l’Ungheria di numerosi territori. I genitori in fuga vengono uccisi proteggendola dai proiettili. Scudo di sé stessa e muta in un mondo ostile.

Il padre di Magda viene folgorato da questa bambina di 4 anni, la stessa età di sua figlia, e decide di salvarla, portarla a casa e crescerla come fosse loro, con tutto l’amore e la cura possibile, sfidando l’ira della piccola e viziata Magdolna, che nessuno oserebbe mai sfidare.

Dopo un primo e iniziale rifiuto da parte della piccola Magdolna che si vede spodestata dal suo ruolo di unica regina, di figlia unica e indefessa, gli occhi della piccola e muta Cili si intrecciano ai suoi, suggellando così un patto eterno, un amore indissolubile, un legame così profondo che nemmeno la morte potrà mai spezzare. Una connessione così profonda, così palpabile nella sua vividezza e descrizione, da far scorrere lacrime di dolore, e gioia e commozione, perché questo amore lo senti, lo provi anche tu, ed inevitabilmente anche tu, lettore, amerai Cili, perché non c’è via d’uscita, né altra possibilità che amarla.

“Cili esigeva di essere oberata dal peso della mia vita, quello che voleva dividere non fu mai il successo ma solo il fallimento.”

Ed è Cili che darà la voce a Magdolna, la voce necessaria a parlare di sé stessa e della loro vita. Ed è, appunto, Cili la protagonista, la vita, ma soprattutto il tempo che scorre inesorabilmente strappando stralci di vita e avvicinandoci alla morte inevitabile.

“La guardai atterrita, con gli occhi ancora pieni di lacrime, allora per l’ennesima volta di Dio non solo sa quante, compresi che senza Cili o sarei saltata al di di là di qualcosa che sarebbe bastato attraversare, o non mi sarei accorta della direzione mostrata da una freccia, precipitando in un baratro.”

Cili è un’anima impalpabile strappata al vento, mentre Magda è terrena e letale, è ribellione e terremoto. Magda non viene accettata, ogni istituzione, ogni insegnante, la rifiuterà, si rivolterà al suo essere, alla sua visione della vita, al suo ardente fuoco devastatore e sapiente, e sarà Cili l’acqua purificatrice che lenirà le sue ferite, perché Cili è meraviglia, è tormento, è amore, consapevolezza e accettazione.

“Cili ero io, mentre lei era me, ovvero l’una le lacune dell’altra, in due formavamo un autentico intero.”

Questo libro, come dicevo, è vita. Mi ha fatto piangere molto, ma mi ha fatto anche molto ridere. Perché Magda, fin da bambina, è sempre stata piena di ironia e, la sua vita è stata costellata di episodi divertenti, ma in maniera quasi amara, perché nascondevano dietro questa sua voglia di rivalsa, questa sua interiorità fraintesa e questo fuoco inestinguibile, che nessuno mai la capiva, se non la sua amata sorella. La sua opposta e la sua silenziosa anima.

“Divenimmo gemelle l’una scoprendo l’altra in una maniera quasi mistica; ci sostenevamo a vicenda con imbarazzata felicità, perché entrambe volevamo qualcosa di diverso rispetto a quello che stavamo vivendo; Cili in fondo voleva riavere ciò che era stata, io ciò che doveva ancora venire: l’una una vita perduta, l’altra una mai iniziata.”

Non svelerò assolutamente il significato che dona il titolo a questa opera perché scoprirlo per me è stato come ricevere una rivelazione e una stilettata al cuore. Un dolore immenso si è aperto come un varco dentro, insieme alla consapevolezza e alla meraviglia di fronte a cotanta maestosità e bellezza. E io non voglio privarvi del piacere dello scoprire con il vostro dolore, che sarà quello di Magda, i misteri della sua scrittura.

Solo una cosa posso dire: dovete leggere questo libro. È come se adesso si fosse incastrato in quel piccolo angolo di me in cui mancava qualcosa, un’opera che dona tutto questo non è solo un libro ma contiene infiniti mondi ed emozioni e tutti dovrebbero concedersi la possibilità di sentirsi completi leggendo un’opera del genere. Quindi, grazie Magda, resterai nel mio cuore. Per sempre.

Una risposta a "“Per Elisa” di Magda Szabó: autobiografia di un’anomalia"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...