Recensione: “Non sarò mai la brava moglie di nessuno” di Nadia Busato

“Che tra tutti gli umori di un corpo vivo e di un cadavere morto le lacrime sono le uniche a non interessare a nessuno.”

Autore: Nadia Busato

Titolo: Non sarò mai la brava moglie di nessuno

Editore: SEM

Pagine: 255

Evelyn diventa un’icona, un simbolo, una bellezza eterea e, oramai, immortale, potentissima e luminosa nella sua immobilità. Incarna l’ideale dell’eterno spettacolo della grazia, dell’effimero attimo del dolore che fugge nel momento in cui il respiro non attraversa più il corpo.

Evelyn da quell’unico scatto diventa un’icona di moda, imitata e presa come esempio di bellezza, l’incarnazione di un’ideale. Ha condizionato le mode e l’arte delle avanguardie pop.

Evelyn McHale la mattina del primo Maggio del 1947 sale fino alla terrazza panoramica dell’ottantaseiesimo piano dell’Empire State Building e si butta giù. Lascia dietro di sé un biglietto, enigmatico e denso, con le sue ultime volontà e le sue le sue ultime dolore e taglienti parole rivolte al mondo:

“Non voglio che nessuno mi veda, nemmeno la mia famiglia. Fatemi cremare, distruggete il mio corpo. Vi supplico: niente funerale, niente cerimonie. Il mio fidanzato mi ha chiesto di sposarlo a giugno. Ma io non sarei mai la brava moglie di nessuno. Sarà molto più felice senza di me. Dite a mio padre che, evidentemente, ho fin troppe cose in comune con mia madre.”

La fotografia del suo cadavere, miracolosamente intatto e bellissimo dopo un volo di tale portata, diviene la foto più celebre mai pubblicata da LIFE Magazine.

” Aveva anzi un non so che di placido, come se le cose ormai per lei fossero risolte. Sembrava una di quelle bambine addormentate al sole dopo aver giocato a lungo nel prato, Co. Il viso beato e quell’accenno di sorriso pronto ad allargarsi appena riapriranno gli occhi.”

L’autrice ha scritto questo romanzo partendo dalla fascinazione subita dalla foto di Evelyn, dopo anni di interviste e ricerche il suo duro lavoro ha preso corpo in questo meraviglioso libro, riuscendo a dare vita e corpo ad una giovane donna, reale e tormentata dalla vita.

“Della notte le piace soprattutto l’assenza di ombre. Quando ti abitui all’oscurità, ti accorgi che le cose come sono. Il buio è più onesto. Non nasconde niente. La notte non ha mai nessuna grande notizia.”

Questo libro ruota intorno alla vita di Evelyn, narrata attraverso le voci delle persone che, in un modo o nell’altro, sono state condizionate dalla sua presenza, dalla sua vita, soprattutto dalla sua morte, dal suo passaggio sulla terra. Ma non parla solo di Evelyn ma, appunto, della vita di queste persone che sono state condizionate dalla sua presenza, volontaria o involontaria, o, a volte, dalla sua assenza.

Una narrazione di una potenza inaudita, una scrittura pura, schietta, autentica, che scava nel cuore oscuro del perbenismo e dell’anima dell’America, una penna che punta gli occhi sulla morte e sul fascino che essa esercita sulla vita stessa delle persone che ne entrano in contatto e che subiscono un silenzioso condizionamento nell’immaginario collettivo.

“Un’anima sola non è necessariamente infelice o misera. L’intimità non è una condizione necessaria all’esistenza.”

Evelyn è una figura costantemente ammantata di ombre, come se la morte l’avesse già addosso, designata e oscura, come se fosse già stata prescelta e lei non avesse altra via d’uscita se non accettare quel destino che è stato decretato per lei fin da bambina. Perché lei non può accettare di essere come le altre donne, perché lei è diversa. Lei è pura distruzione, lascia dietro di sé voragini e sbigottimento, tremore e rimpianto.

Noi conosceremo Evelyn attraverso gli occhi di amici, parenti, conoscenti, individui che Evelyn non l’hanno mai nemmeno vista, attraverso l’obiettivo del fotografo che ha catturato l’istante della sua morte. Tutto descritto e intessuto da una potentissima e reale poesia da lasciare interdetti e devastati, fino all’ultimo capitolo, fino alle ultime parole, quando saranno le parole di Evelyn a decretare la fine di tutto.

Me ne sono perdutamente innamorata, in una maniera totale. Una storia che scintilla come un diamante, che sonda l’oscurità dei cuori umani, che utilizza un linguaggio che attraversa e spacca il cuore. Ho capito che avrei amato il libro già dall’incipit. Nadia Busato è riuscita a farmi entrare nel suo capolavoro descrivendo in una maniera assurda l’atto d pulire una lingua di bue, e il semplice atto si trasforma in una analisi di una profondità e acutezza affilata e tagliente, come la lama che raschia e recide.

Questo libro tratta tantissimi temi, basti pensare che parla di vita e di morte e allora si intende che ciò che troveremo al suo interno è ciò che appartiene alla vita stessa. Si affronta ogni sorta di tema, con una lucidità un’intelligenza e acutezza sempre sorprendente, ad ogni capitolo è come ascoltare sempre una nuova penna e una nuova voce, dote assolutamente magnifica dell’autrice che riesce a dare un autentico carattere ad ogni personaggio.

“La sua fantasia inconscia era quella di appartenere al mondo dei vivi come fanno i morti. I morti sono ovunque, sono molto più numerosi dei vivi; e li guardano con lo stesso divertimento, commozione e trasporto con cui una persona molto anziana ricorda la sua giovinezza. Per i morti è naturale essere morti, riescono a vedere la vita per quello che è. Sanno che l’unica certezza per i vivi è quella di morire, presto o tardi che sia. E sanno che la morte mette in equilibrio ogni cosa.”

Un romanzo corale che parla della guerra, degli ideali distorti dell’America. Un libro che alla luce il ruolo e la difficoltà della donna, del suo ruolo, nell’ambito lavorativo e sociale, la difficoltà di sopravvivere in un mondo di maschilismo e chiusura mentale che vuole la donna relegata al ruolo di madre e moglie casalinga negli anni 40, la difficoltà di emergere è far sentire la propria voce.

Questo è un libro che parla di personaggi la cui voce, per la maggior parte dei casi, è del tutto inascoltata o troppo flebile da sentire.

Consiglio a tutti la lettura di questo meraviglioso libro, per me un vero e proprio capolavoro, sia per la storia, per la ricerca che sta dietro è per la scrittura che per me è di una potenza sconvolgente.

Nadia Busato lavora nella comunicazione. Collabora con Grazia e il Corriere della Sera. Scrive per il teatro, la radio, il cinema e la televisione. Come autrice ha esordito col romanzo “Se non ti piace dillo. Il sesso ai tempi dell’happy hour” (Mondadori 2008).

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