Recensione:Agnese, una Visconti- Adriana Assini

<<Vivo fra specchi che non riflettono, parole che non spiegano, luci che non illuminano>>.

Titolo: Agnese, una Visconti

Autore: Adriana Assini

Editore: Scrittura & Scritture

Pagine: 319

“Ameremmo tanto la vita senza la paura della morte?”

Agnese, per me, è figlia della tempesta.

Ci troviamo a Milano sul finire del Trecento, a governare è Bernabò Visconti, uomo dalle mille sfaccettature, governatore dal pugno di ferro e dalla perenne sete di espansione, circondato da nemici che vogliono sottrarre il suo potere e ambiscono al suo trono, molte le calunnie e le voci che girano su di lui, ma tutto ciò è nulla di fronte all’amore che Agnese prova per l’uomo che è suo padre, per ciò che rappresenta ai suoi occhi, per l’uomo che invincibile e giusto che rimarrà sempre fedele ai suoi ideali e alla sua morale, difenderà suo padre e il loro affetto sempre e per sempre, contro tutto e tutti.

Agnese è la figlia prediletta, amata e adorata, cresciuta con spirito impavido, suo padre le ha sempre indicato la giusta via del comando, andando contro tutte le convenzioni.

Agnese ha un carattere fiero e valoroso, nonostante la salute cagionevole, il suo spirito non si spezzerà mai, di fronte a nulla, di fronte a nessuno.
Ma Agnese non potrà sottrarsi al suo funesto destino. Bernabò predispone un avvenire grandioso per la prediletta figlia e decide di darla in moglie al giovane Francesco Gonzaga, futuro Signore di Mantova. Ma Agnese si oppone sin dall’inizio, con le unghie e con i denti a questo matrimonio, lei che è cresciuta spettatrice di quell’amore che univa i suoi genitori, quel rispetto reciproco che bilanciava la loro relazione, la forza di carattere e di decisione della madre, che come fiume in piena nessuno poteva frenare, Agnese si ribella ad un matrimonio non voluto, pretendendo il privilegio di scegliere con chi dividere la vita. Ma nemmeno l’amore filare può accettare di annullare il volere paterno, soprattutto quello di una donna.

“A dispetto dei loro insanabili contrasti, separarsi da suo padre fu lacerante. Quell’uomo che per molti rappresentava il male assoluto, per lei era il bene infinito. Non il fuoco che incendia e frastorna, ma il raggio di sole che avvolge e riscalda.”

Ma fin da subito presagi funesti si abbatteranno sui giovani sposi, Agnese, con il suo carattere indomito e fiero, non incline al condiscendimento, diventerà fin da subito la spina nel fianco del consorte, la prima nemica e solitario fantasma nella sua stessa dimora, odiata e sola. Nonostante ciò si rifiuterà sempre di sottomettersi, di vivere secondo regole imposte che le vanno strette, anche il suo ventre asciutto alimenterà la calunnia e la maldicenza, nulla aiuterà e interverrà per la sua felicità, Agnese fa del suo consorte un nemico con la sola arma di cui dispone: la verità e la sincerità, non frenando mai le parole che le sgorgano dal cuore, quei sentimenti che la porteranno alla rovina e che la condanneranno, essere indomito segnato da tragedie, sfiderà l’intero mondo senza paura alcuna.

Questo libro mi ha trafitto il cuore, mi ha conquistata e fatta innamorare, avevo già conosciuto la Assini con Le rose di Cordova che avevo amato immensamente e questa è stata una conferma, anzi dirò di più, ha anche superato le mie aspettative. Mi ha letteralmente fagocitata al suo interno facendomi bruciare sulla pelle le emozioni di Agnese, rendendomi talmente partecipe da provare un legame profondo con la protagonista.

“<<Eppure che ne sarebbe di noi se venissimo privati dei ricordi? Saremmo pagine non scritte, giardini senza piante>>. Nei momenti bui, quando la solitudine le si incollava addosso togliendole il respiro, certe remote rimembranze spuntavano come lucciole per rischiararle il cammino. Era dolce la pena in quell’incessante dibattersi tra il rammarico per ciò che non era più, e l’ineffabile vaghezza del “non ancora”.

La capacità di scrittura della Assini è qualcosa di stupefacente, usa un linguaggio poetico e potente, richiama i grandi classici e le scrittrici che da sempre amo, catapultandomi in maniera più che convincente in epoche remote, e proseguendo nella lettura è stupefacente come una tale scrittura sia riconducibile ai giorni nostri e alla contemporaneità.

Una prosa fluida, scorrevole e acuta, sonda e scandaglia l’animo umano rimanendo sempre sofisticata ed arguta, cattura ogni minima sfaccettatura ed emozione e la riporta su carta, imprimendoti sulla pelle ogni minima lacrima e ingiustizia.

<<Mi chiedevo quali e quante forme assuma l’anima quando si ammala>>.

Agnese mi è entrata dentro, avrei voluto combattere con lei e per lei. Per questi uomini che vogliono zittire le donne, in ogni epoca storica ci veniamo a trovare, mai nulla cambierà realmente. Agnese è una ragazzina quando è costretta a lasciare la casa paterna, una casa dove è cresciuta circondata dall’amore, diciamo anche viziata, dove i suoi capricci e le sue ribellioni vengono presto perdonate e sono del tutto normali, fanno parte del suo carattere, cresce in una casa in cui la madre ha potere decisionale, e pensa anche lei di poter contare qualcosa per il marito, non ci sarà cosa più sbagliata in realtà, lei per il marito sarà il un costante impedimento, un ingombro scomodo e brutto.

Così Agnese verrà strappata dall’amore della sua famiglia, un amore che non la lascerà mai e che le darà la forza di lottare e continuare a vivere e stringere i denti nonostante tutto.

Il rapporto con il padre è di una bellezza commovente, lui vorrebbe solo il bene per quella figlia così impavida e ribelle ma non sa che in realtà sta dando la sua creatura in pasto a dei lupi affamati, e la sua pena sarà reale e tangibile quando riconoscerà l’errore, anche grazie agli avvertimenti della moglie, della reale condizione di Agnese nella sua nuova casa.
Così Agnese, ancora ragazzina, si ritrova da sola, a dover far fronte alla solitudine e ad un marito sconosciuto che, in realtà, disprezza suo padre e la sua famiglia, e per lei non è cosa peggiore che sentir parlare male di suo padre, ed è così che Agnese sfodera gli artigli e reagisce e comincia ad essere mal voluta. L’unica cosa che si aspetta da lei è che concepisca un erede, che stia zitta e al suo posto, che non dia fastidio a quell’essere insulso del marito, quando non è capace di fare e dare nemmeno ciò per cui è ancora “ospite” in casa sua, allora Agnese sarà ostaggio nella sua stessa vita.

Agnese è una tempesta solitaria, che non si placherà mai, nemmeno dopo che le peggiori tragedie si abbatteranno su di lei, nemmeno dopo che la speranza sarà svanita, nemmeno sull’orlo della fine, la tempesta imperverserà sempre, indomabile. Nessuno riuscirà mai a imbrigliarla, nonostante la storia cerchi di dimenticare la sua figura.

“Novella fenice, abbracciava la fiamme e la fine, ma solo per rinascere dalle sue stesse ceneri.”

Ringrazio fermamente la Assini per aver scritto di Agnese, mi ha commossa e le sono grata, sono grata alle scrittrici come lei che danno voce a quelle donne che, purtroppo, voce non hanno avuto.

Adriana Assini vive e lavora a Roma. Sulla scia di passioni perdute, gesta dimenticate, vite fuori dal comune, guarda al passato per capire meglio il presente e con quel che vede ci costruisce un romanzo, una piccola finestra aperta sul mondo di ieri. Dipinge. Soltanto acquarelli. E anche quando scrive si ha l’impressione che dalla sua penna, oltre alle parole, escano le ocre rosse, gli azzurri oltremare, i luccicanti vermigli in cui intenge i suoi pennelli. Ha pubblicato diversi libri, tutti a sfondo storico, tra cui, nel catalogo di Scrittura & Scritture, i romanzi Agnese, una Visconti, Giulia Tofana. Gli amori, i veleni (2017), Un caffè con Robespierre (2016) La Riva Verde (2014) e Le rose di Cordova che dalla sua prima edizione del 2007 ha visto la fortuna di due edizioni successive e tre ristampe

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