Recensione “Le rose di Cordova” Adriana Assini

Titolo: Le rose di Cordova
Autore: Adriana Assini
Editore: Scrittura e Scritture
Collana: Voci
Pagine: 208
Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐

“Una regina non cammina scalza e se soffre non piange, né piega il capo, neppure quando ha torto”. Così parla Nura della sua sovrana. È lei, schiava moresca, a raccontare la drammatica vita di Juana I di Castiglia, terzogenita dei Re Cattolici, passata ingiustamente alla storia come la Pazza, per effetto di un sordido complotto destinato a strapparle la corona. Tra la Spagna e le Fiandre del XVI secolo, il ritratto forte di una donna anticonformista e ribelle che alle brame di potere antepone gli affetti e sbaglia tutte le sue mosse, amando, non riamata, quegli uomini della sua famiglia che, uno dopo l’altro, finiranno per tradirla.

“<<Ardo come una torcia e ne sorrido, pura sapendo che questo fuoco che mi fa vivere, mi uccide>>” 

“Fiore strappato alle radici, ripiegò lentamente su se stessa, prigioniera di un sentimento devastante, che al dolore cocente univa la solitudine più profonda.”

“Più fragile della corolla di un fiore, soffriva di quel male inesorabile che chiamavano passione e che, in un mondo ossessionato dal peccato originale e dalla negazione del piacere, era la più vergognosa delle colpe.” 

RECENSIONE

Fin dalla mia adolescenza sono sempre stata affascinata dalla figura di Giovanna la Pazza, ho sempre avuto una forte attrazione per questa donna e la sua penosa storia. E questo libro per me è stato amore, un’amore viscerale. La Assini ha una scrittura magistrale, poetica, potente, evocativa. La definirei una scrittura di altri tempi, di un livello superiore, la accosterei a quei classici dell’800 che io amo tanto, una tale potenza narrativa che arrivavo a gustare ogni frase come un buon vino corposo e pregiato. Ha reso la storia e la vita Juana in tutta la sua splendida e sordida sofferenza, rimanendo in un piano di poesia pura. Le parole della schiava Nura, dalla quale bocca vediamo a conoscenza dell’intera vita della principessa, fin dalla sua infanzia, sono lucide, reali e impietosamente dolorose e forti. Juana non è certamente rappresentata come un’eroina senza macchia e perfezione, tutt’altro; il sentimento che Nura nutre per lei è più vicino all’odio e al rancore che all’amore, ma per tutta la vita alternerà queste emozioni con l’unica persona che avrà al suo fianco costantemente. La sua voce schietta e impietosa delinea un ritratto totalmente veritiero della sovrana. Una ragazza e poi donna dominata dalle più forti passioni, con un carattere ribelle, indomito, pronto a reagire e attaccare, un’intelligenza superiore a quella di molti, ma proprio per questo è vista come figura scomoda, fraintesa, odiata, interpretata nelle maniere più errate, quando il suo unico pensiero è l’amore folle che prova per il marito, la gelosia che lui le suscita, la solitudine e la tristezza della sua infelice condizione. Una figura che ho trovato patetica quella di Filippo d’Asburgo, un uomo vuoto, vano, dedito solo alla gozzovigliare e ai piaceri della carne, incurante del cuore della moglie, e di chiunque altro se non se stesso, incapace di governare o prendere decisioni sensate. Un uomo che non avrà mai occhi di riguardo per la sua sposa, anzi, complotterà contro di lei per avere il completo controllo del suo trono. Juana è una donna forte, talmente forte da non poter camminare in mezzo alla gente e attirare a sé favori, tanto forte da richiedere la necessità di venire rinchiusa purché venga fatta tacere e resa muta e invisibile. Tradita da chiunque si ritrova intorno, da tutti gli uomini che avrebbero dovuto solo amarla, unica cosa che lei ha sempre chiesto. Prima il marito, poi il padre, infine il figlio. Sola e non voluta, maltrattata e ingiuriata. Più di quarant’anni passati in prigionia, nel più totale squallore, priva di qualsiasi sollievo per lo spirito e il corpo, maltrattata dai suoi stessi servi, con la sola colpa di essere nata con un destino segnato, quello di regina, una sorte non voluta ma che lei tenterà di difendere fino alla fine con le unghia e con i denti. Ma nonostante i torti subiti lei non rinuncia all’amore per le persone care, non si rivolterà contro questi uomini che le hanno strappato via tutto, l’intera sua esistenza, ma li amerà e li proteggerà, nonostante tutto, anche dopo la loro morte. E così Giovanna la Pazza rivive tra queste pagine piene di vita, di dolore e mille emozioni umane che si rivestono di storia e letteratura e restano impresse nei secoli a venire.

Adriana Assini vive e lavora a Roma. Sulla scia di passioni perdute, gesta dimenticate, vite fuori dal comune, guarda al passato per capire meglio il presente e con quel che vede ci costruisce un romanzo, una piccola finestra aperta nel mondo di ieri. Dipinge. Soltanto acquerelli. Per Scrittura e Scritture ha pubblicato diversi romanzi storici.

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